Venezia, 18 ottobre 2025 – “La conclusione delle indagini preliminari che vedono indagate dodici persone, tra responsabili tecnici e dirigenti del Consorzio S.I.S. S.c.p.a. e della S.P.V. S.p.A., per i reati di inquinamento ambientale e omessa bonifica nella realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta (SPV), è un segnale positivo e un passo avanti cruciale che attendevamo da tempo, ma che non può bastare a sanare la ferita inferta al nostro territorio”.
Lo dichiara Andrea Zanoni, Consigliere Regionale del Veneto per Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), commentando la nota stampa del Comando Provinciale dei Carabinieri di Vicenza relativa alla contaminazione da PFBA (PFAS) riscontrata nelle gallerie di Malo e Sant’Urbano.
“La Procura di Vicenza, con un importante lavoro investigativo condotto con la Sezione di Polizia Giudiziaria Carabinieri e ARPAV, ha confermato ciò che denunciamo dal 2021: l’uso sconsiderato di additivi come il ‘Mapequick AF1000’, un accelerante di presa che contiene concentrazioni di PFBA (pfas) pari a 263.000 nanogrammi per litro, ha causato una contaminazione significativa delle acque superficiali e sotterranee,” afferma Zanoni. “I reati contestati – inquinamento ambientale (art. 452-bis c.p.) e omessa bonifica (art. 452-terdecies c.p.) – sono gravi. Tuttavia, vista la portata, l’estensione e la potenziale irreversibilità della contaminazione da PFAS, che riguarda un’opera strategica di pubblico interesse e ha impatti sulla salute pubblica e sull’ecosistema, mi sarei aspettato di vedere contestato anche i reati di Disastro Ambientale (art. 452-quater c.p.) e di Avvelenamento delle Acque (Art. 439 c.p.)”.
Il Consigliere AVS ricorda inoltre come il tema dei PFAS nei materiali da costruzione sia stato sollevato più volte in Consiglio Regionale: “Il 20 febbraio 2024, presentai l’Interrogazione n. 488 proprio per chiedere alla Giunta regionale cosa intendesse fare per scongiurare ulteriori disastri ambientali legati all’impiego di conglomerati cementizi contenenti PFBA in infrastrutture pubbliche come la SPV, ma ancora oggi a parte risposte non troppo rassicuranti attendiamo risposte e azioni concrete.
Ad esempio attendo risposte all’interrogazione dell’8 ottobre scorso, la n. 827, dove ho chiesto: in primo luogo, di garantire la massima trasparenza attraverso l’immediata pubblicazione di tutti i risultati dei monitoraggi sulla presenza di queste sostanze chimiche, effettuati da SIS lungo l’intera tratta (a monte, a valle e post operam); rendere noto l’elenco esatto, l’ubicazione completa e i volumi stoccati (per un totale di 3 milioni di metri cibi) in ciascuno dei venti siti di deposito delle terre da scavo provenienti dalle due gallerie incriminate; l’adozione di misure urgenti di messa in sicurezza per impedire l’ulteriore diffusione di PFBA e altri PFAS nell’ambiente; revisione dell’autorizzazione allo scarico a valle della Galleria di Malo, imponendo limiti più stringenti basati sulla qualità delle acque potabili; attivare le cautele e le procedure previste per la “zona rossa” a suo tempo definita per la contaminazione da Miteni; informare l’Autorità Giudiziaria in merito alle responsabilità dell’inquinamento delle acque e alle possibili ripercussioni sanitarie per gli utilizzatori, ciò perché le indagini concluse con i 12 soggetti interessati potrebbero non riguardare ancora la diffusione dei materiali inquinati in ben 20 diversi siti.
“Non è accettabile che un’opera pubblica sia realizzata con una gestione dei cantieri così disinvolta da trasformarsi in una “fabbrica di inquinamento” , conclude Zanoni. “Queste indagini devono spingere la Giunta a una trasparenza immediata, a una verifica puntuale su tutta la filiera della Pedemontana e a misure straordinarie di monitoraggio e bonifica. Il Veneto non può permettersi un altro scandalo ambientale. È ora di mettere l’ambiente e la salute al primo posto, senza compromessi.”
