Roma, 6 NOV. – “In Italia ben 4.659.082 persone posseggono almeno un’arma denunciata, a prescindere dal fatto che abbiano un porto d’armi in corso di validità: la cifra, che si riferisce al 2023, proviene dal Ced del Viminale, il sistema di elaborazione dati interforze nel quale dall’inizio degli anni Ottanta vengono inserite tutti i passaggi di proprietà relativi alle armi legalmente detenute. Questo dato è il quadruplo rispetto agli attuali detentori di un porto d’armi: 1.174.233 sempre secondo i dati del ministero dell’Interno 2023, circa il 10% della popolazione italiana adulta. Girano dunque 4,5 milioni di armi e oltre 1 milione di persone possiede il porto d’armi: un far west al quale deve essere posto un freno, un vero campanello d’allarme per la sicurezza pubblica, visto che nel mondo, per grado di sicurezza, l’Italia è seconda solo al Giappone, che ha un tasso dello 0,3: dunque a che servono tutte quelle armi? Inoltre, esiste un enorme problema relativo al fatto che l’Unione tiro a segno rilascia l’abilitazione all’ uso e al maneggio dell’arma, senza il quale la pubblica sicurezza non concede il porto d’ arma – dopo accertamenti di carichi pendenti: può questa procedura essere basata su un ente nel caos organizzativo, più volte commissariato e senza una governance adeguata? È una anomalia che va fermata. Lo scorso dicembre abbiamo presentato una interpellanza al ministro Piantedosi sull’eccesso del numero di armi e munizioni detenibili, il ministro deve risponderci, ci dica anche quanti titolari di porto d’armi sportivo sono annualmente iscritti a Fitav, Fidasc, Uit – le Federazione del Coni per l’uso delle armi da fuoco”.
Lo afferma Luana Zanella, capogruppo di AVS alla Camera, prima firmataria dell’interpellanza alla quale il ministro Piantedosi non ha mai risposto.
