Fauna selvatica, Zanella: Governo dica chi ha beneficiato dei fondi per danni dei cinghiali

Interrogazione ai ministro dell’Agricoltura e dell’Economia

Roma, 29 mag. – “Negli ultimi anni l’espansione della popolazione di cinghiali ha generato gravi ripercussioni economiche per il settore agricolo, con danni significativi alle coltivazioni: ma il Governo continua ad affrontare la questione facendo affidamento quasi esclusivamente sull’ esercizio venatorio. Noi chiediamo un cambio di passo: il Ministro Lollobrigida promuova, in sede di Conferenza Stato-Regioni, l’adozione di un programma fondato su strategie di contenimento efficaci, sostenibili e scientificamente validate, finalizzate a garantire la coesistenza tra la fauna selvatica e gli interessi economici connessi alle attività antropiche, privilegiando strumenti alternativi al ricorso prevalente all’esercizio venatorio. Inoltre, chiediamo che siano resi pubblici i beneficiari degli stanziamenti erogati nel 2023, previsti dal comma 449 dell’articolo 1 della legge 197/2022 e i criteri utilizzati per la ripartizione del fondo tra Regioni, Enti e imprese agricole, e se le risorse siano state destinate prevalentemente per misure di prevenzione dei danni da cinghiali ovvero di indennizzi agli agricoltori danneggiati.” Lo chiede Luana Zanella, capogruppo di AVS alla Camera, in una interrogazione al ministro dell’Agricoltura e dell’Economia. “Non sottovalutiamo il problema delle perdite finanziarie derivanti dalla crescita della popolazione di cinghiali, che riguardano non solo sulle singole aziende agricole, ma anche sull’intero comparto agroalimentare. Secondo stime delle principali associazioni di categoria, i danni causati dalla fauna selvatica, in particolare dai cinghiali, ammontano a centinaia di milioni di euro all’anno in Italia. Ma abbiamo anche ben presente che la gestione del cinghiale richiede interventi basati sulle evidenze scientifiche e sull’analisi dei risultati delle pratiche messe finora in atto, a partire dal fatto che l’aumento della pressione sugli esemplari adulti favorisce una riproduzione più precoce e una destabilizzazione dei gruppi familiari, con il rischio di determinare un incremento, anziché una riduzione, della popolazione dei cinghiali. La strategia di contrasto alla sovrappopolazione è insomma sbagliata, si cambi registro nell’interesse dell’ecosistema e del sistema economico”, aggiunge Zanella.

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