VENEZIA, 7 LUGLIO 2026 — L’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa, ha risposto oggi in aula all’interrogazione a risposta immediata n. 41, presentata il 18 maggio scorso dal capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Carlo Cunegato, che chiedeva alla Giunta regionale di garantire che la copertura infermieristica nelle Case di Comunità dell’ULSS 7 Pedemontana non avvenisse a detrimento dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI). Nella risposta, l’assessore ha spiegato che nelle fasce orarie non coperte dal Servizio di Infermieristica di Famiglia e di Comunità (SIFOC), dalle 18 alle 20 nei giorni feriali, la domenica e nei festivi, l’assistenza viene garantita tramite l’integrazione con gli infermieri dell’ADI.
“Purtroppo, la risposta dell’assessore conferma le nostre preoccupazioni: se lo stesso personale che dovrebbe fare assistenza domiciliare viene usato anche per il ‘nuovo’ servizio, non vedo come si possa affermare che non ci sia un impoverimento dell’altro. È matematico: se un infermiere sta nella Casa di Comunità nelle ore in cui è in servizio e non va a fare le uscite con l’ADI, l’assistenza domiciliare si deteriora e si impoverisce,” dichiara Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in consiglio regionale del Veneto.
“Il caso più evidente è quello della Casa di Comunità di Schio, dove risulta che venga utilizzato personale infermieristico dell’ADI: un vero paradosso, perché se sposto altrove chi si occupa di andare a casa delle persone a curare pazienti diabetici o ad assistere malati terminali, creo un servizio ma ne impoverisco un altro,” prosegue.
“Già nel 2022, alla nascita del PNRR, avevamo evidenziato una contraddizione: il Piano prevede investimenti in conto capitale, per muri e macchinari, ma non un aumento della spesa corrente per il personale. Anzi, il governo Meloni ha ridotto la spesa sanitaria ridotta dal 7,2% al 6,3%, prevedendo un’ulteriore riduzione al 5,92% nel 2028. Se costruiamo strutture senza avere le risorse per il personale, rischiamo di costruire cattedrali nel deserto. Dispiace constatare che le nostre preoccupazioni erano legittime. Questo modello, che costruisce un nuovo servizio impoverendone altri, risponde più a logiche di marketing che ai bisogni reali dei cittadini,” conclude Cunegato.
