BRUXELLES, 13 LUGLIO – “La priorità è una: prendere sul serio, subito, la situazione delle comunità esposte a possibili fonti di contaminazione da PFAS che non possono essere lasciate sole: serve trasparenza, l’accesso immediato ai dati ambientali assieme ad una complessa strategia multisettoriale che metta al centro la sicurezza sanitaria collettiva, date le conseguenze sulla salute, gravi, che anche pochi nanogrammi di PFAS nel corpo causano. Specie per chi ne è esposto fin dalla gravidanza”. Lo dichiarano in una nota congiunta l’eurodeputata Cristina Guarda, la consigliera regionale Serena Pellegrino e il segretario provinciale di Sinistra Italiana Michele Ciol (Alleanza Verdi e Sinistra).
“Nel Pordenonese le evidenze si accumulano da anni e le analisi Arpa indicano, tra le ipotesi, anche la base aerea di Aviano, dove fino al 2008 sono state utilizzate schiume antincendio contenenti PFAS. I siti militari non sono un dettaglio, ma un nodo cruciale per comprendere l’inquinamento delle falde”.
“Serve un doppio binario chiaro. Da un lato, lavorare senza ambiguità al bando totale dei PFAS in Europa, investendo subito nelle alternative già disponibili e nella ricerca per gli usi critici, come in ambito sanitario e militare. Dall’altro, mentre si costruisce il divieto, non si può lasciare soli i territori: la protezione dei cittadini viene prima di tutto”.
“Questo significa garantire accesso a fonti idriche sicure per chi oggi non le ha, proteggere le produzioni agricole, attivare monitoraggi sanitari sistematici per comprendere l’impatto dell’esposizione, informare e coinvolgere i medici di base, e procedere con decisione alla bonifica delle fonti di contaminazione, comprese quelle militari.
“Il livello europeo e quello locale devono muoversi insieme. I pareri scientifici dell’ECHA confermano rischi inaccettabili per la salute, mentre la Commissione europea rischia di rallentare la restrizione universale dei PFAS sotto la pressione delle lobby. È inaccettabile: senza una normativa UE vincolante e senza la fine delle deroghe, continueranno a pagare i cittadini”.
“L’acqua è un bene comune non negoziabile. Governo, Regione e Unione europea devono agire ora con una strategia unica: tutela immediata dei territori e approvazione della restrizione REACH. Perché i territori non siano più aree di sacrificio”, concludono.
