Criteri di priorità sociale e climatica per il Piano comunale di depavimentazione di Padova
Sintesi
Il Comune di Padova ha posto il 30 ottobre 2026 come scadenza di approvazione del suo primo Piano di depavimentazione. La domanda decisiva non è se depavimentare, ma da dove iniziare. Questo documento sostiene che il criterio di priorità non può essere soltanto tecnico-ambientale: a Padova rischio climatico e fragilità sociale si sovrappongono nella stessa geografia. Sulla base della ricerca LIES di Gianni Belloni e Romano Mazzon (giugno 2026) individuiamo 10 aree di parcheggio pubblico totalmente impermeabili – 26.148 m² negli 8 rioni del cluster più povero – e avanziamo quattro richieste operative.
1. Il quadro istituzionale
A dicembre 2025 il Consiglio Comunale, su proposta dell’amministrazione, ha inserito fra gli obiettivi del Documento Unico di Programmazione (DUP) la stesura di un “Piano di de-pavimentazione e de-impermeabilizzazione urbana per la prevenzione del rischio idrogeologico, la mitigazione delle isole di calore e l’aumento della copertura arborea“, affidato ai settori Verde Pubblico e Urbanistica con scadenza al 30 ottobre 2026. Colma un vuoto di quattro anni: dal 2022 al 2025 il DUP registrava l’intenzione di depavimentare, ma senza uno strumento che ordinasse priorità, obiettivi, tecniche e risorse non se ne fece nulla. Riconosciamo il valore della scelta compiuta.
Il quadro sovraordinato è favorevole: il Regolamento (UE) 2024/1991 dedica l’articolo 8 agli ecosistemi urbani e il Piano Nazionale di Ripristino (MASE) ne è l’attuazione italiana, cui abbiamo già partecipato con una misura sui parcheggi nord della Fiera, oggi di proprietà di Padova Hall, società incorporata in Interporto Padova.
Oggi ci rivolgiamo direttamente all’amministrazione comunale.
2. La disuguaglianza ha una geografia, e coincide con quella del caldo
La ricerca “Padova, i quartieri poveri soffrono di più il caldo: rischio calore +50% rispetto alle zone d’élite” di Romano Mazzon e Gianni Belloni per LIES ha elaborato le dichiarazioni dei redditi dei 21 CAP di Padova (anni d’imposta 2011-2023, fonte MEF), costruendo un indice di disuguaglianza territoriale che raggruppa i quartieri in quattro cluster: il divario fra il più ricco e il più povero è del 111%. Incrociando i cluster con il Global UHI Risk Index – indice di rischio da isola di calore elaborato da un gruppo di lavoro dell’Università di Padova (Pappalardo, Zanetti, Todeschi, 2023) – e con le mappe del rischio idrogeologico, le due geografie si rivelano sovrapposte.
| Cluster | Indice redditi | Global UHI Risk Index | Rischio idrogeologico |
|---|---|---|---|
| Élite | 1,66 | 0,60 | Basso / Medio |
| Medio-alto | 1,14 | 0,75 | Medio |
| Medio | 1,00 | 0,85 | Medio-alto |
| Povero | 0,85 | 0,92 | Alto / Molto alto |
Il gradiente è continuo e senza eccezioni: al diminuire del reddito cresce l’esposizione al calore. Nel cluster povero – 9 CAP su 21, reddito medio attorno ai 23.000 euro – il rischio calore è mediamente superiore di circa il 50% rispetto ai quartieri d’élite, e il rischio idrogeologico si concentra nelle stesse aree. Chi guadagna meno vive nei luoghi più caldi e più allagabili. LIES definisce l’esito una polarizzazione fra aree privilegiate e zone di “sacrificio”: quartieri ben serviti e quartieri che sostengono i costi ambientali e sociali dello sviluppo urbano. Non è una specificità padovana: il rapporto “GEO for Cities” (UNEP e UN-Habitat, 2021) documenta che il cambiamento climatico colpisce prima e più duramente chi ha meno risorse, e che la città agisce da moltiplicatore.
Ne deriva l’avvertimento che assumiamo come principio guida: senza una pianificazione orientata all’equità, la gestione del rischio rischia di trasformarsi in una semplice amministrazione della vulnerabilità.
3. Dove intervenire: 10 aree, 26.148 m²
Applicando questo criterio abbiamo individuato 10 aree di parcheggio pubblico totalmente impermeabili negli 8 rioni del cluster povero, privilegiando superfici prossime ad abitazioni, scuole, servizi e impianti sportivi: dove cioè il beneficio dell’ombra e della permeabilità ricade su chi quei luoghi li vive ogni giorno.

| Rione | Area | Superficie | Contesto |
|---|---|---|---|
| San Carlo / Arcella | Via da Ponte / Duprè | 1.760 m² | Scuola dell’infanzia Mago di Oz; biblioteca Arcella e San Carlo |
| Sacro Cuore | Via Franzela | 2.396 m² | Tre parcheggi a raso circondati dalle case ATER |
| Fiera | Via Murialdo | 2.340 m² | Parcheggio di APS Holding |
| Fiera / Stanga | Piazza Pertini | 1.350 m² | — |
| Fiera / Stanga | Via Nicotera | 792 m² | Plesso scolastico Giovanni XXIII e Pacinotti |
| Mortise | Via Pettinati | 3.970 m² | Di fronte all’Istituto Severi |
| Camin | Via Vigonovese | 920 m² | — |
| Ponte di Brenta | Piazza Barbato | 3.050 m² | Scuola dell’infanzia Breda ed elementare Tommaseo |
| Chiesanuova | Via Andrea Maria Ampère | 3.900 m² | A fianco dell’impianto sportivo Pablo Neruda |
| Guizza | Piazza Gardellin | 5.670 m² | Palestra Gozzano e Centro Sportivo Guizza |
| Totale | 26.148 m² | 10 aree in 8 rioni |
Non è un elenco chiuso né una graduatoria definitiva: è il contributo che porteremmo a un tavolo di lavoro, e il punto da cui riteniamo si debba partire.
4. Quattro richieste all’amministrazione
1. Un piano redatto in modo partecipato. Chiediamo un tavolo aperto ai cittadini, sul modello già adottato dal Comune per il Piano delle Acque. Un piano di mitigazione dei rischi non è solo il risultato di valutazioni tecniche, pur necessarie: accanto ai tecnici del verde e alle associazioni ambientaliste servono quelle del sociale, le cooperative che lavorano con anziani e stranieri, le assistenti sociali e le Consulte. Solo ascoltando chi conosce le fragilità dei rioni si individuano le vere priorità.
2. Criteri di priorità espliciti, ambientali e sociali insieme. I criteri di selezione delle aree devono tenere insieme il dato ambientale – isole di calore, superfici impermeabili, verde pro capite, rischio idrogeologico – e quello sociale: condizioni economiche, età media, solitudini, accesso ai servizi. Chiediamo che siano scritti nel Piano, resi pubblici e verificabili.
3. Misure sociali di accompagnamento contro il rischio di espulsione. L’inchiesta LIES mette in guardia sul fatto che, senza un criterio vincolante di giustizia climatica, la sostenibilità può diventare un nuovo fattore di valorizzazione immobiliare, alimentando nuove forme di selezione territoriale. Per questo chiediamo che il piano preveda esplicitamente misure sociali di accompagnamento, perché la rinaturalizzazione dei rioni fragili non si traduca in valorizzazione immobiliare ed espulsione di chi oggi vi abita: la qualità ambientale dev’essere un diritto per chi già vive in quei quartieri, non una leva di sostituzione sociale.
4. Indicatori distributivi nel monitoraggio. Non si tratta di chiedere al Comune qualcosa di nuovo. Il PAESC, approvato dal Consiglio Comunale il 14 giugno 2021, impegna già l’amministrazione a politiche di desigillazione dei suoli artificiali e alla demineralizzazione delle aree a parcheggio[1]; prevede la ricognizione delle aree impermeabili assoggettabili a desealing[2]; e indica fra le ricadute attese la riduzione delle aree impermeabilizzate destinate a parcheggio[3]. Il PAESC contiene inoltre un’analisi delle vulnerabilità del territorio alle ondate di calore, costruita anche su dati censuari relativi alla popolazione vulnerabile: dati che però risalgono al censimento del 2011, l’ultimo censimento condotto da ISTAT sull’intera popolazione[4]. Il problema non è dunque la mancanza di conoscenza, ma la sua mancata traduzione in decisioni: quelle analisi non sono mai diventate una graduatoria di priorità, e dei 14 indicatori del Piano d’Azione per la Neutralità Climatica al 2030 nessuno misura gli effetti distributivi delle politiche. Chiediamo che il Piano di depavimentazione dia finalmente attuazione a quegli impegni e adotti almeno un indicatore sulla distribuzione territoriale e sociale degli interventi realizzati.
Nota metodologica e limiti
I cluster LIES hanno come unità di analisi i CAP: scala adeguata a descrivere la geografia sociale della città ad un livello più macro rispetto alle unità abitative (rioni) rispetto alle quali vengono raccolti dati anagrafici e statistici decennali dal Comune ma per i quali non sono possibili estrapolazioni su redditi e patrimoni. La collocazione delle 10 aree da depavimentare è quindi affidabile a livello di cluster, meno a livello di unità abitativa e di micro-isolato. Ad esempio alcuni rioni – come Guizza – sono attraversati dal confine fra CAP di cluster diversi. Quindi il documento indica priorità di cluster fondate su dati robusti: per scendere ad un dettaglio geografico più specifico è necessario il coinvolgimento partecipativo di altre competenze (operatori sociali del pubblico e del privato sociale).
Infine la selezione puntuale delle superfici, con la verifica di sottosuolo, sottoservizi e domanda di sosta, spetta alla progettazione tecnica, che è esattamente ciò che il Piano deve organizzare. Le conclusioni restano aperte a revisione alla luce di dati più fini.
Fonti
Mazzon R., Belloni G. (2026), “Padova, i quartieri poveri soffrono di più il caldo: rischio calore +50% rispetto alle zone d’élite”, LIES – Laboratorio dell’inchiesta economica e sociale, 29 giugno 2026. Dati fiscali: MEF – Dipartimento delle Finanze, dichiarazioni IRPEF per comune, anni d’imposta 2011-2023.
Pappalardo S.E., Zanetti C., Todeschi V. (2023), “Mapping urban heat islands and heat-related risk during heat waves from a climate justice perspective: a case study in the municipality of Padua (Italy) for inclusive adaptation policies”, Landscape and Urban Planning, 238 – DOI: 10.1016/j.landurbplan.2023.104831.
UNEP, UN-Habitat (2021), “Global Environment Outlook for Cities – GEO for Cities: Towards Green and Just Cities”, Nairobi.
Comune di Padova, «Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima» (PAESC), approvato dal Consiglio Comunale il 14 giugno 2021 nell’ambito del Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia – progetto LIFE Veneto ADAPT.
Comune di Padova, “Piano d’Azione per la Neutralità Climatica al 2030”, trasmesso alla Commissione Europea nell’ottobre 2024 nell’ambito della Missione UE “100 città climaticamente neutrali e intelligenti” (Climate City Contract).
Regolamento (UE) 2024/1991 sul ripristino della natura, art. 8 – ecosistemi urbani; Piano Nazionale di Ripristino (PNR), MASE.
Note
- PAESC, azione «Città Resiliente/5 — Il nuovo Piano degli Interventi 2030», p. 307. Fra le azioni principali: «attivazione di politiche di desigillazione dei suoli artificiali». E, sulla forestazione urbana: «All’interno dei tessuti più densi, si prevedono interventi di forestazione capillare incentrati sulla demineralizzazione delle aree a parcheggio». Cfr. anche p. 380: il Comune «si dovrà impegnare in politiche di consumo zero (…) favorendo la depavimentazione delle aree non permeabili». ↩
- PAESC, azione «Città Resiliente/18 — Linee guida per il drenaggio sostenibile», p. 344: «Altre misure saranno focalizzate sulla permeabilizzazione dei suoli, da perseguirsi anche attraverso una valutazione delle aree attualmente impermeabili potenzialmente assoggettabili a desealing (sia attraverso l’utilizzo di nuovi materiali “porosi”, sia con la reintroduzione di superfici verdi)». ↩
- PAESC, azione «Città Resiliente/19», p. 346, fra le ricadute sull’ambito «Uso del suolo»: «Riduzione delle aree impermeabilizzate, in particolare per la realizzazione di aree a parcheggio». Il medesimo obiettivo è riportato a p. 68 fra gli obiettivi e risultati attesi dell’ambito. ↩
- PAESC, «Vulnerabilità del territorio», pp. 48-51, e Allegato 2 — Metodologia per l’analisi delle vulnerabilità, p. 411, dove fra i materiali di base figura «l’ultimo censimento ISTAT del 2011 di cui sono stati selezionati alcuni dati relativi alla “popolazione vulnerabile”». Quanto al calore, l’approfondimento è rinviato: «il rischio di ondate di calore verrà ulteriormente approfondito con il prossimo aggiornamento del Piano» comunale di protezione civile (azione «Città Resiliente/6», p. 311). ↩
