“Il Veneto è una delle aree più inquinate d’Europa — dichiara Cunegato — e non lo dico per retorica: nel solo 2023 l’inquinamento atmosferico ha causato in Veneto 5.833 morti premature, un tasso di 161 ogni 100.000 abitanti, peggiore persino di quello della Lombardia. In Italia i decessi sono stati 43.000, più di ogni altro Paese europeo. Sono numeri enormemente superiori, ad esempio, a quelli degli omicidi: eppure la nostra attenzione pubblica va tutta nella direzione sbagliata. Ricordo che lo stop agli Euro 5 diesel nasce da una sentenza della Corte di giustizia UE del 2020 e da una legge del Governo Meloni del 2023: la maggioranza aveva anni di tempo per costruire un piano alternativo serio, e invece si è limitata a un rinvio dopo l’altro, dal 2025 al 2026, e ora dal 2026 al 2027.”
“Non siamo disposti ad accettare che la transizione ecologica venga scaricata su chi ha meno mezzi — aggiunge Ostanel —. Chi possiede oggi un diesel Euro 5 non è, nella maggior parte dei casi, un privilegiato: è chi non ha potuto permettersi un ricambio prima. Per questo continuiamo a chiedere che lo Stato e la Regione mettano davvero risorse su questa transizione, e non che il costo ricada sulle famiglie. Ma è altrettanto vero che oggi il Veneto arriva a votare questa deroga senza un pacchetto di misure compensative approvato, finanziato e vincolante: un pacchetto che, se davvero fosse una priorità, andrebbe costruito per tempo, non abbozzato in quattro slide portate in commissione a pochi giorni dal voto.”
“Sul fronte delle risorse – insistono Cunegato e Ostanel – sottolineiamo un netto divario rispetto ad altre Regioni del Bacino Padano: Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna hanno stanziato risorse vere per rendere le misure compensative concrete. Il Veneto, al contrario, approva un provvedimento a invarianza finanziaria, senza un euro aggiuntivo legato specificamente a questo rinvio.”
“Il Bando auto 2026, che sostiene la rottamazione dei veicoli più vecchi anche su base ISEE, non è ancora stato emanato e comunque non basta. — precisa Ostanel —. Si tratta di un bando ordinario, con una dotazione di soli 9 milioni di euro, mai rafforzata in vista di questo specifico rinvio, e che già in passato si è rivelata insufficiente rispetto alle necessità. Se davvero si vuole proteggere chi ha un Euro 5 diesel e non può cambiarlo, quelle risorse vanno aumentate e legate esplicitamente a questo provvedimento, non lasciate a un bando che segue la sua strada separata.”
“Contestiamo infine – concludono Ostanel e Cunegato – la scelta della Giunta di qualificare come facoltative, anziché vincolanti, come avevamo proposto con un nostro ordine del giorno, misure come il potenziamento del bike-to-work e dello smart working. Il presidente Stefani promette di risolvere tutto con lo smart working ma non basta annunciarlo: serve un tavolo vero con le parti sociali e datoriali che lo renda accessibile ai lavoratori, insieme a incentivi reali per il trasporto pubblico e la mobilità in bicicletta. Fino a quando queste misure resteranno facoltative, il rischio è che restino solo sulla carta.”
