


















Il Veneto è al centro del mondo.
Il provincialismo in salsa leghista per quindici anni ha raccontato una Regione auto-sufficiente, staccata dal resto del Paese e del Pianeta. Un’isola felice, apparentemente. Ma la polvere nascosta sotto il tappeto è ormai troppa. In questi anni hanno sperperato soldi pubblici per devastare il territorio, hanno finanziato il trasferimento all’estero di aziende e lavoro, hanno privatizzato scuola e sanità: siamo più poveri/e, con meno diritti e meno sicurezza sul lavoro. Dobbiamo cambiare prospettiva!
Il Veneto è al centro del mondo e, di conseguenza, deve svolgere il suo ruolo per la costruzione di una prospettiva di pace. Le guerre sparse per l’Europa e per il mondo, il genocidio in corso a Gaza: il prezzo è pagato dai civili, in termini di vite umane, e, alle nostre latitudini, con un folle incremento delle spese militari (Nato e Usa impongono il 5% del Pil), che divora risorse per il welfare e i servizi sociali. I rischi sono enormi: le armi sono prodotte ed acquistate per essere usate, non si può fare la pace armandosi fino ai denti. Le risorse per sanità, scuola, trasporti pubblici verranno dirottate sul comparto militare: saremo tutte e tutti più poveri/e e più insicuri/e, in una Regione stretta tra Ghedi e Aviano (dove si trovano le bombe atomiche Usa). La pace, dunque, come primo imperativo: il Veneto può e deve svolgere il suo ruolo, nell’interesse collettivo, come ha sempre fatto nella storia.
Il Veneto è al centro del mondo e sta già pagando un prezzo elevato a causa dei cambiamenti climatici. Caldo estremo e bombe d’acqua risultano, anno dopo anno, sempre più intensi, mentre consumiamo suolo, soffocando le nostre città nel cemento, a una velocità superiore a quasi tutte le altre regioni, grazie a una vera e propria “legge truffa” voluta da Zaia e soci, che fa felici solo i grandi fondi immobiliari. Eppure gli studi scientifici ci indicano da anni la via più vantaggiosa: i danni economici conseguenti al cambiamento climatico sono sei volte maggiori degli investimenti di mitigazione climatica, mentre l’occupazione generata in quest’ambito è quantitativamente maggiore e qualitativamente migliore rispetto ad altri comparti (a partire da quello militare). L’investimento nell’innovazione e nella conversione ecologica è, allora, l’unica strada che può dare un futuro alla Regione, dopo due anni di calo ininterrotto della produzione industriale.
Un nuovo modello, generato dal basso e realmente sostenibile, che mette al centro le esigenze delle persone, i beni comuni, i servizi pubblici accessibili a tutti e tutte, un lavoro più sicuro e stipendi più alti. Esattamente l’opposto rispetto al turismo di massa, che sta trasformando le nostre città in parchi giochi a cielo aperto, generando lavoro precario, povero, spesso in nero, e costringendo cittadini/e sempre più in periferia perché la dinamica dei prezzi delle case e degli affitti è diventata insostenibile. Per non parlare delle aree interne, che il Governo intende accompagnare alla morte, nemmeno tanto lenta. Il Veneto merita ben altro.
Serve un lavoro di qualità, recuperando il potere d’acquisto degli stipendi, e più sicuro, in una Regione maglia nera per infortuni e morti sul lavoro. Serve un investimento vero nel pubblico, unico argine contro le diseguaglianze, a partire dalla sanità: in Veneto la spesa privata per le prestazioni incide sempre di più sui magri bilanci familiari, per chi può permetterselo, mentre il personale medico, infermieristico e socio-sanitario è costretto, nel pubblico, a carichi di lavoro e stress insostenibili. La sanità deve tornare ad essere vicina ai bisogni delle persone, accessibile in tempi rapidi e gratuita. Serve un impegno straordinario per un Piano casa regionale che dia una risposta pubblica all’esigenza abitativa; serve garantire il diritto allo studio, ponendo fine allo scandalo delle borse di studio non pagate e coprendo i costi indiretti dell’istruzione, oggi a carico delle famiglie; servono trasporti pubblici di qualità che mettano in collegamento città e aree interne e che siano gratuiti per le fasce a basso reddito.
Per realizzare queste priorità, il pubblico ha bisogno di essere finanziato. Primo, non sprecare più un euro in armamenti o in grandi opere inutili (es. pista da bob a Cortina o Pedemontana), che sottraggono miliardi ogni anno ai bisogni collettivi. Secondo, applicare il principio di progressività fiscale previsto dalla Costituzione: chi ha di più paghi di più, per garantire a tutte/i servizi pubblici di qualità, universali e gratuiti. Questo significa introdurre anche in Veneto l’addizionale regionale Irpef sulle fasce di reddito più elevate, con prelievi progressivi. Bisogna cambiare la politica, serve l’intervento del pubblico.
Abbiamo, con queste Elezioni, l’occasione per voltare finalmente pagina.
Alleanza Verdi Sinistra del Veneto è in campo per realizzare il cambiamento di cui abbiamo bisogno.
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