Bassano del Grappa, 28 settembre 2025. Alla commemorazione dell’eccidio del Grappa del 26 settembre 1944 non è stato intonato il canto “Bella ciao”, sostituito da “Quel mazzolin di fiori”.
Una scelta che rischia di svuotare la memoria del suo significato più autentico. Quel mazzolin di fiori è un canto popolare caro alla tradizione, ma nulla ha a che fare con la Resistenza. Bella ciao, invece, è l’inno dei partigiani, simbolo universale di libertà e resistenza: non cantarla in un luogo intriso di sacrificio e di lotta come la Città di Bassano del Grappa medaglia d’oro al Valore Militare e alla Resistenza, significa indebolire il messaggio da trasmettere alle nuove generazioni. Ricordare l’eccidio del Grappa non è solo un atto di pietà, ma un impegno civile. Per questo, servono presenze forti, parole chiare e canti che raccontino la Resistenza. Serve prendere posizione in modo chiaro e convinto.
Solo così la memoria resta viva e capace di parlare al futuro.
Alla censura del canto caro alla Resistenza si aggiunge un’assenza ancora più grave: quella del sindaco di Bassano. Un primo cittadino ha il dovere istituzionale e morale di essere presente quando si ricordano donne e uomini caduti per la nostra libertà.
Un’assenza che pesa ancora di più, perché non accompagnata da alcuna spiegazione ufficiale. Se davvero il sindaco avesse avuto a cuore la commemorazione, sarebbe bastata una parola di scuse e un’uscita pubblica per mostrare il suo dispiacere a non esserci stato. Quindi resta il dubbio; e questo dubbio può lasciare spazio anche a congetture.
E mentre Bella Ciao veniva silenziata, il sindaco era assente. Viene spontaneo chiedersi se non fosse forse in montagna a raccogliere davvero quel mazzolin di fiori da offrire ai suoi più fedeli alleati politici, i consiglieri Joe Formaggio e Gianluca Pietrosante, nomi che evocano nostalgie di tempi tristi ed oscuri. Tempi che, anche se non dimenticati e dimenticabili, vorremmo sepolti e superati. E allora almeno usiamo un po’ di sana satira politica.
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