PFAS nell’acqua di Padova. Il Governo rimanda il problema di 6 mesi invece di risolverlo

L’acqua potabile di Padova, all’ultima rilevazione lo scorso settembre, risultava avere una media mensile di 14 ng/L per il parametro “Somma di 4 PFAS” (molecole PFOA+PFOS+PFNA+PFHxS) e di 16 ng/L per il PFBA, raggiungendo il valore di PFAS totale di 30, sotto il limite di 100 ng/L per i PFAS in vigore oggi.

Ma dal 12 gennaio 2026 avremmo dovuto rientrare nel nuovo limite nazionale di 20 ng/L per la “Somma di 4 PFAS”, recependo così definitivamente la direttiva comunitaria UE 2020/2184.

Un emendamento del governo ha spostato di sei mesi l’entrata in vigore di questo limite. Perché? Probabilmente perché è molto comodo in tutti i casi come quello di Padova, dove i valori attuali sono molto vicini al limite, limite probabilmente superato nelle singole giornate, visto che stiamo parlando di una media mensile e che ad oggi i dati giornalieri non sono disponibili.

Gli effetti sulla salute di queste sostanze non si fermano con i formalismi di legge“, dichiara Maria Elena Martinez, medico ISDE e rappresentante di Europa Verde Padova. “I PFAS sono ‘inquinanti eterni’ che il nostro corpo non elimina, si accumulano negli organi e interferiscono con il sistema endocrino“. Si pensa realmente di ingannare i cittadini spostando di 6 mesi l’applicazione di un limite che cerca di tutelare la nostra salute? E diciamo che il limite “cerca” di tutelarci, perché l’unico limite che ci tutela è zero per delle sostanze che sono ineliminabili dal nostro corpo.

Come mai abbiamo PFAS nell’acqua di Padova? Le evidenze mostrano come probabilmente la causa siano i lavori per la realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta, ne è prova la presenza di PFBA, un nuovo composto PFAS, simile al PFOA, che sembra presentare una correlazione con alcuni tumori, ma i cui effetti sono ancora sotto studio e che è stato utilizzato per la realizzazione della Pedemontana, ma su questo c’è un’indagine in corso.

Nel frattempo che facciamo? E l’acqua di Padova potrebbe davvero diventare non potabile? Come si risolve il problema? Certamente non spostando di 6 mesi l’applicazione della legge.

Europa Verde Padova chiede che la Regione Veneto prenda in mano la situazione e che con un maxi-intervento metta in sicurezza l’acqua della città di Padova e i comuni limitrofi – parliamo di 500mila persone. Come già fatto dall’On. Luana Zanella in Parlamento, chiediamo si salvaguardi la salute dei Veneti e che non si ricorra a trucchi legislativi, perché sarebbe come nascondere la polvere sotto il tappeto.

Ricordo da Medico che gli effetti sulla salute di queste sostanze non sono fermate dai formalismi di legge, ma dalle azioni reali” dichiara ancora Maria Elena Martinez, “dalle analisi di tutti i siti inquinati, dai filtri e dalla loro manutenzione adeguata ad opera della regione, e dalle bonifiche dei siti inquinati”.

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