Il patto tra istituzioni e comunità è stato tradito, l’accordo sancito tra popolazione, Enti Locali, Regione Veneto Autorità portuale e Ministero dell’Ambiente sottoscritto al termine di un processo di pianificazione partecipata deve ricominciare da dove è stato interrotto.
Dopo mesi di pressione il 9/3 u.s. le forze di opposizione della municipalità di Marghera sono riuscite a far convocare un Consiglio di Municipalità sullo stato di attuazione dell’accordo di programma del vallone Moranzani e a discutere pubblicamente dei ritardi accumulati, ormai decennali, che hanno bloccato le parti di interesse pubblico nella realizzazione del complesso progetto.
Nella discussione è emersa la desolante assenza dei politici del Comune di Venezia e della Regione del Veneto: Sindaco di Venezia e assessori comunali e regionali che in questi anni hanno evitato sistematicamente il confronto con la popolazione.
L’ accordo di programma, siglato il 31 marzo 2008, era nato per risanare un secolo di devastazione industriale a danno del territorio. Sorto all’insegna delle agende 21 locali e del coinvolgimento della cittadinanza per risolvere la crisi del porto causata dall’impossibilità di scavare i canali portuali, il risultato dell’accordo portava ad un’operazione economica in grado di riqualificare e connettere l’orizzonte verde e agricolo della Municipalità che va dal Villabona al tratto terminale del naviglio del Brenta.
Dobbiamo prendere atto, con preoccupazione, che dopo 18 anni l’accordo ha subito profondi cambiamenti peggiorativi. Ancora una volta, e cancellando lo spirito originario del progetto, l’azione sembra rispondere, come sempre nella storia del polo industriale, a interessi industriali e logistici particolari che impatteranno ulteriormente nella la vita di Malcontenta e di Marghera.
Nella sostanziale latitanza della politica, era dunque necessario fare il punto, anche accontentandoci della sola presenza dei tecnici del Comune di Venezia e di Veneto Acque (società strumentale della Regione Veneto che gestisce gran parte degli interventi), sul complesso di progetti e di realizzazioni dei quali da tempo si era perso il filo e la visione di insieme e che, nelle sue finalità principali, era volto alla rigenerazione, al risanamento e alla messa in sicurezza del territorio di Malcontenta e Marghera.
Abbiamo quindi appreso da questo Consiglio di Municipalità che:
- sono ripartiti gli scavi in ambito Porto Marghera nel canale industriale Ovest per realizzare un nuovo terminal container nell’area MonteSyndial (e questo non faceva parte dell’accordo) e si stanno depositando i terreni di scavo della banchina MonteSyndial nella discarica Moranzani, ma le rassicurazioni fornite sulla composizione dei terreni e sui livelli di contaminazione ad essi relativi sono state vaghe e andranno indagate.
- non sono stati realizzati gli impianti di trattamento previsti dall’accordo originario. Si è fatto confusamente riferimento ad un impianto di inertizzazione per rifiuti speciali pericolosi funzionante a Fusina di cui non state rese note le potenzialità di lavoro e la coerenza di trattamento con i contaminanti derivanti dalle caratterizzazioni ambientali.
- manca un cronoprogramma dei lavori necessario per mettere in relazione quantità di fanghi portuali e terreni industriali scavati con i tempi di riempimento dei volumi disponibili.
- rimane vago l’obiettivo dell’interramento delle 3 linee elettriche di Terna poste sopra il vallone Moranzani e il cronoprogramma di realizzazione di questo fondamentale intervento è stato spostato al 2029, mentre invece doveva essere il primo a partire.
- le amministrazioni comunali e regionali attuali rinunciano sine die allo spostamento dei depositi petroliferi della San Marco Petroli, beneficiandola invece di un’apposita variante urbanistica e dell’inserimento nelle aree portuali (sottraendole quindi alla pianificazione del comune di Venezia): una bomba ad posto a pochi metri di distanza dell’abitato di Malcontenta.
- sono partiti alcuni interventi necessari per la sicurezza idrogeologica, alcuni collegamenti stradali e ciclabili, qualche messa in sicurezza di discariche e un intervento per la realizzazione di un’area verde ad ovest del vallone.
- manca l’originaria visione di insieme, e l’intenzione di mantenere interventi necessari per ora stralciati per esclusivo calcolo economico., come ad esempio il Bosco del Brombeo vicino a Forte Tron.
In sostanza serve riprendere la pratica di una buona politica che recuperi il senso e la visione di un importante progetto di riqualificazione ambientale come quello del vallone Moranzani, che aveva posto Marghera e Malcontenta sul piano di grandi progetti europei come quello attuato nel bacino siderurgico della Ruhr, Nord Reno-Vestfalia e quello di Bitterfeld, nella Sassonia-Anhalt, ex Germania Est (DDR), nota per la produzione chimica e l’alto inquinamento e per la radicale riconversione ecologica e industriale che l’ha trasformata da simbolo di inquinamento a parco chimico moderno.
AVS di Marghera e Malcontenta chiede ai nuovi amministratori regionali e a quelli che saranno eletti in comune di Venezia di occuparsene e preoccuparsene, impegnandosi per davvero nel rilancio del progetto nel suo insieme. Non farlo sarebbe immorale.
Marghera 11/3/2026
Alleanza Verdi e Sinistra

