Roma, 24 giu. – “Il ministero della Salute nega la necessità di aggiornare i Livelli essenziali di assistenza per l’accesso alle indagini di biomonitoraggio dei PFAS : dovrebbe essere garantito in tutto il territorio nazionale, in condizioni di equità, ed essere gratuito per tutte le persone esposte, in particolare per le donne in età fertile, indipendentemente dalla classificazione territoriale di residenza. Tuttavia, rispondendo ad una nostra interrogazione in commissione Affari sociali, ci è stato detto che ‘non risultano pervenute richieste volte all’inserimento nei Lea’ e che esiste ‘un fondo per l’attività di ricerca e monitoraggio dell’inquinamento da Pfas di 2,5 milioni per il triennio 2025-2027’: ci chiediamo se dobbiamo aspettarci il peggio per avere uno stanziamento maggiore e una azione pubblica che garantisca il biomonitoraggio dei Pfas ovunque e non solo in maniera limitata ad alcune popolazioni residenti nelle cosiddette ‘zone rosse’”. Lo afferma Luana Zanella, capogruppo di AVS alla Camera, la quale aggiunge: “continueranno così i ‘viaggi della speranza’: infatti, l ’eurodeputata Verde Cristina Guarda ha già organizzato trasferte a Bruxelles per consentire a donne in età fertile provenienti da aree contaminate da PFAS di sottoporsi gratuitamente ad analisi del sangue per la rilevazione di acido trifluoroacetico (TFA) e altri composti perfluoroalchilici. Ricordo che l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha recentemente classificato il TFA come sostanza tossica per la riproduzione, sulla base di evidenze scientifiche che dimostrano effetti nocivi sulla fertilità, sullo sviluppo fetale e su diversi sistemi biologici, oltre alla sua elevata persistenza e mobilità nell’ambiente mentre i PFAS, definiti “inquinanti eterni”, risultano diffusi su larga scala e rappresentano un rischio sanitario significativo, con impatti particolarmente rilevanti per le donne in gravidanza, i nascituri e le generazioni future. Secondo stime europee, i costi sanitari ed economici annuali derivanti dalla mancata prevenzione e gestione dell’esposizione a tali sostanze solo in Europa variano tra i 50 e gli 84 miliardi di euro, quindi estremamente elevati e destinati a gravare in modo crescente sul sistema sanitario e sulle famiglie”, conclude Zanella.
