SANITÀ. CUNEGATO (AVS): “ADDIO MEDICINE DI GRUPPO, LA MEDICINA DI BASE CAMBIA RADICALMENTE. LA REGIONE TUTELI IL PERSONALE E PRESERVI LA PROSSIMITÀ”

 VENEZIA, 24 AGOSTO 2026 – “Siamo di fronte a un cambiamento epocale della medicina di base in Veneto: entro il 31 dicembre 2026 si dovranno costruire le Aggregazioni funzionali territoriali e verranno smantellate le Medicine di gruppo, che hanno sempre rappresentato un modello virtuoso in Veneto. Un passaggio delicatissimo, che rischia di essere gestito solo come una riorganizzazione contabile. Chiediamo che tutto il personale infermieristico e amministrativo delle Medicine di gruppo, oggi molto preoccupato perché rischia il posto, venga tutelato e assunto nelle Aft: non possono essere loro a pagare il prezzo della riforma. Va inoltre preservato il principio della prossimità.” Lo dichiara Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra nel consiglio regionale del Veneto.

 

“A tutti noi veneti è capitato di trovarsi senza medico di base. Per colpa di una totale mancanza di programmazione della destra sulle borse di specializzazione, nel 2022 700mila veneti sono rimasti senza medico di famiglia e ancora oggi molti non ce l’hanno,” prosegue. “Le Aggregazioni funzionali territoriali nascono nel nostro Paese con la legge Balduzzi del 2012: sono forme organizzative mono-professionali che raggruppano i medici di medicina generale di uno stesso ambito territoriale. In Veneto però non hanno mai preso piede, perché sono nate le Medicine di gruppo semplici o integrate, organizzazioni spesso molto virtuose. Un gruppo di medicina con cinque medici ha personale amministrativo e un infermiere: con queste dimensioni l’amministrativo conosce molto bene i pazienti ed è in grado di fare un ottimo triage. Purtroppo, questo sistema virtuoso verrà smontato. Con il Dm 77/2022 e poi con l’accordo collettivo nazionale del 2024 sono state formalizzate l’obbligatorietà della partecipazione dei medici alle Aft e l’istituzione del ruolo unico, cioè la convergenza contrattuale tra medici di assistenza primaria e medici di continuità assistenziale, l’ex guardia medica.”

 

“Adesso bisogna costruire queste aggregazioni, che dovrebbero avere al massimo 30mila assistiti. Già qui partiamo male: l’aggregazione funzionale di Schio ne avrà 47.446, comprendendo Santorso, Valli, Schio e Torrebelvicino. Poi ci sarà l’aggregazione di Malo, Marano Vicentino, Monte di Malo e Piovene, e ancora quella di Arsiero, Caltrano, Cogollo del Cengio, Laghi, Lastebasse, Pedemonte, Piovene Rocchette, Posina, Tonezza, Valdastico e Velo d’Astico,” aggiunge. “Numeri e territori che dicono già molto sul rischio che abbiamo davanti: costruire contenitori troppo grandi e troppo lontani dalle persone.”

 

“Chiediamo che venga preservato il principio sacrosanto della prossimità. Facciamo un esempio: i medici delle Medicine di gruppo di Piovene e di Marano devono restare a Piovene e a Marano, i medici di Valli del Pasubio devono restare a Valli del Pasubio. E chiediamo che il personale che lavorava nelle Medicine di gruppo, anche se assunto nelle Aft, continui a lavorare con gli stessi pazienti. L’amministrativo che lavora nella Medicina di gruppo di Marano conosce i pazienti, e questo è un grande punto di forza: facciamo in modo che continui a farlo, non mandiamolo a lavorare in un call center per tutti i pazienti dell’aggregazione solo per risparmiare qualche euro, perché questo significa peggiorare il servizio. Dobbiamo evitare la spersonalizzazione e preservare la prossimità: in questa fase delicata, le Aft vanno costruite su questi principi,” conclude.

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