PUNTI NASCITA, GUARDA (AVS): “CHIUDERLI È UN ERRORE POLITICO GRAVISSIMO. RESTARE DEVE ESSERE UN DIRITTO, NON UN PRIVILEGIO”

L’eurodeputata scrive al Ministro Schillaci e alla Regione: “Stop alle chiusure di Adria, Portogruaro e Valdagno. Una soglia fissata quando nascevano 562mila bambini non può punire i territori”

Bruxelles, 27 ottobre 2026 – L’eurodeputata veneta di Alleanza Verdi e Sinistra Cristina Guarda ha inviato un appello urgente al Ministro della Salute Orazio Schillaci, al Presidente della Regione Alberto Stefani, all’Assessore alla Sanità Gino Gerosa e al Direttore Generale di Azienda Zero Paolo Fattori, chiedendo di sospendere le chiusure dei punti nascita di Adria, Portogruaro e Valdagno, avviate con la DGR n. 453 del 28 maggio 2026, e di fermare il riordino di Castelfranco Veneto.

“Come politica e come madre trovo inaccettabile che, nel pieno di una crisi della natalità senza precedenti, una soglia numerica resti il criterio decisivo, senza valutare le condizioni geografiche e sociali dei territori. Lo standard dei 500 parti annui fu fissato nel 2010, quando in Italia nascevano circa 562 mila bambini all’anno; nel 2025 sono stati circa 355 mila, secondo i dati Istat. Oggi un presidio scende sottosoglia per effetto della demografia, non per una minore qualità dell’assistenza”.

“Pur parlando di contrasto alla denatalità e di valorizzazione delle aree rurali, montane e interne, nei fatti questo governo toglie ai cittadini le condizioni fondamentali per rimanere. Garantire il diritto di restare significa garantire i servizi essenziali. Togliere il punto nascita a un territorio fragile, montano o di confine significa accelerarne lo spopolamento. Nelle aree interne la chiusura significa costringere le giovani famiglie a viaggi lunghi e complessi, incompatibili con il travaglio. Perché questi punti nascita non servono solo Valdagno o Adria: sono presìdi per una rete di contrade e piccoli comuni, spesso raggiungibili solo da strade tortuose e soggette a condizioni meteo avverse”.

“Le mobilitazioni di questi mesi, con presìdi, raccolte firme e ricorsi, a cui hanno partecipato cittadini, amministrazioni locali, sindacati e perfino il mondo industriale, dicono che questi territori esigono di essere visti e non trattati come oggetto di compromessi tecnici ed economici. Chiedono che i servizi siano valorizzati davvero, non tenuti aperti mentre li si depotenzia fino a renderli meno desiderabili. Non a caso, a Valdagno le risorse per il pediatra h24 sono state trovate solo ora che cittadini si sono attivati per difendere il punto nascita”.

“Chiedo al Ministro la deroga per territorio montano o svantaggiato e la revisione dell’Accordo Stato-Regioni del 2010, affiancando ai volumi indicatori di accessibilità reale. Alla Regione chiedo di introdurre équipe integrate Hub-Spoke al posto dei medici gettonisti e di non chiudere finché la rete territoriale sostitutiva non sia davvero operativa”.

“Nell’ottobre 2024 ho scelto di far nascere mia figlia all’Ospedale San Lorenzo di Valdagno. Un punto nascita è il segnale più concreto che un territorio crede nel proprio futuro”, conclude Guarda, richiamando la risoluzione del Parlamento europeo del 17 giugno 2025 sulle aree rurali. “Non si può contrastare il deficit demografico senza prendersi cura delle donne”.

Lo dichiara in una nota l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Cristina Guarda.

In allegato il testo integrale della lettera.

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Ufficio Stampa
On. Cristina Guarda
Gruppo dei Verdi/ALE al Parlamento Europeo

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