3 novembre 2026 – “Le politiche europee per le aree rurali devono partire dalle persone e dai loro bisogni, non dalla competizione tra territori e fondi. ll 10% previsto per le aree rurali rischia di diventare un tetto anziché una garanzia, soprattutto se non sarà accompagnato da obiettivi vincolanti di spesa, indicatori e obblighi precisi. Non possiamo mettere le aree rurali in competizione con la difesa, gli agricoltori con i lavoratori, o le regioni in transizione con quelle più sviluppate. Sarebbe una sorta di Hunger Games dei fondi europei. Integrare non significa semplicemente mettere tutto in un unico fondo: significa costruire strategie comuni, co-progettare le politiche insieme alle comunità sul territorio, coordinare le politiche e garantire che ogni territorio abbia risorse adeguate per rispondere ai propri bisogni. Il 10% deve essere una garanzia minima, non un limite alle ambizioni europee per le aree rurali. L’esperienza italiana delle Aree interne ci insegna che mettere attorno allo stesso tavolo ministeri, Regioni, Comuni e cittadini può produrre risultati concreti, ma servono strategie obbligatorie, responsabilità chiare e risorse adeguate. Nei futuri Piani nazionali e regionali di partenariato (NRPP) chiediamo obiettivi misurabili, un reale coinvolgimento delle comunità locali, il rafforzamento di LEADER e investimenti nella capacità amministrativa dei piccoli Comuni. Non basta garantire i servizi essenziali: dobbiamo creare le condizioni perché i giovani restino, tornino e possano costruire il proprio futuro nelle aree rurali. Il successo dei fondi europei non si misura soltanto nella spesa, ma nella qualità della vita delle persone. Il diritto a restare non deve essere subordinato alla redditività economica e non può essere trattato come un business case”.
Così l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Cristina Guarda a Naas, in Irlanda, invitata all’High Level Rural Policy Forum, organizzato dalla Presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione Europea e dalla Commissione Europea.
