“Cosa stiamo insegnando ai nostri figli?” Si domanda Erica Ceola, co-portavoce di Europa Verde Vicenza. “La scuola torni al centro della comunità come presidio culturale, educativo, civile. Sia un laboratorio di pensiero critico, dove costruire relazioni basate sul rispetto, la conoscenza e l’accoglienza.”
Il riferimento è alle recenti polemiche contro le maestre della scuola di Marostica, che hanno accompagnato una classe a Trieste per far conoscere agli studenti la realtà di Linea d’ombra, un progetto che accoglie e aiuta i ragazzi che attraversano la rotta balcanica.
“Queste polemiche rivelano un malessere profondo,” prosegue Ceola. “Non si tratta solo di un attacco a un’iniziativa didattica, ma del sintomo di un pensiero che sempre più spesso vede nell’altro una minaccia, invece che una persona.”
A questa chiusura mentale si lega, in modo drammatico, l’omicidio a coltellate di Sako Bacary da parte di sei ragazzi a Taranto, quattro dei quali minorenni. Un ragazzo di origini africane, cresciuto in Italia, ucciso da giovani italiani.
Fabio Cappelletto, anch’egli portavoce EV Vicenza, prosegue: “Il viaggio organizzato dalle maestre di Marostica è un esempio virtuoso: educare significa spiegare la complessità del mondo, non nasconderla. L’omicidio Bacary ci dice invece cosa accade quando l’educazione fallisce, quando prevale la paura e l’intolleranza verso la diversità. Il nostro messaggio è chiaro: conoscere è il primo passo per non aver paura.”
“Non possiamo permetterci scuole che insegnano a guardare dall’altra parte. Servono scuole che insegnano a prendersi cura degli altri, del futuro, della democrazia,” concludono i due portavoce.
