Padova dica la sua all’Anci sulla depavimentazione

Piano Nazionale di Ripristino della Natura, con un documento del 3 agosto l’Anci chiede di rendere tutto facoltativo. Anche togliere l’asfalto.

Nel mezzo di quest’estate rovente e un po’ distopica dal punto di vista ambientale, l’articolo pubblicato il 9 agosto sulla rivista Altreconomia dal Prof. Paolo Pileri, ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano, ci ha messo in allarme.

Con un documento del 3 agosto, l’Anci, l’associazione dei Comuni italiani di cui Padova fa parte, ha proposto di riscrivere il Piano Nazionale di Ripristino della natura (PNR) che dà attuazione al Regolamento europeo 2024/1991 (Nature Restoration Law). Il metodo è uniforme: togliere l’obbligatorietà. Una a una, l’Anci propone di stralciare – o rendere facoltative – la gran parte delle misure predisposte dall’ISPRA: l’intangibilità delle aree verdi urbane, il bilancio netto zero di verde e chioma arborea, l’aggiornamento dei piani urbanistici. E fra queste misure ce n’è una sulla depavimentazione.

Il 21 luglio, meno di due settimane prima, la nostra Amministrazione aveva presentato il primo piano organico di depaving della città, identificando in una prima bozza circa 400 aree per 280.000 mq.

Anche il circolo provinciale di Europa Verde aveva promosso, in giugno, la depavimentazione dei parcheggi nord della Fiera, quasi 27.000 mq in un’area dove le rilevazioni dell’Università di Padova misurano un’anomalia di temperatura superficiale fino a + 8,7°C.  

Avevamo proposto la misura proprio come contributo alla consultazione pubblica sulla bozza del PNR. Il Piano è ora in valutazione al ministero dell’Ambiente: non è ancora deciso nulla, è dunque adesso il momento di parlarne.

Perché il punto non è la nostra proposta: è che l’Anci ha chiesto di togliere a questo tipo di opere ogni carattere di obbligo. Ed è precisamente qui che il Piano nazionale conta: un PNR ambizioso trasforma la depavimentazione da scelta discrezionale di una giunta in obiettivo nazionale, condiviso e vincolante, non accantonabile ai cambi di amministrazione.

In questo quadro non stupisce peraltro che l’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili, abbia accolto il documento Anci con un comunicato di piena soddisfazione. Pileri parla di “un blocco unico tra Ance e Anci che non si vedeva da decenni”.

C’è poi un tratto che colpisce, e va oltre il PNR. Mentre l’Anci propone di sostituirsi all’ISPRA nel monitoraggio del Piano, in Parlamento il disegno di legge sulla caccia – approvato dal Senato il 23 giugno, oggi alla Camera – declassa il parere dell’ISPRA da vincolante a consultivo e affianca all’Istituto un comitato con rappresentanze venatorie. In quel caso la Commissione europea ha già inviato al governo una lettera di rilievi, lo scorso dicembre, e si profila una procedura d’infrazione.

Due dossier senza alcun rapporto fra loro indicano lo stesso metodo: l’ente tecnico non viene contestato, viene reso derogabile. È una novità che dovrebbe preoccupare chiunque amministri, perché toglie a tutti il riferimento tecnico che la legge stessa prevede.

Per questo ci rivolgiamo all’Amministrazione, in particolare al Sindaco e agli assessori che il piano di depavimentazione l’hanno voluto. Padova è socia dell’Anci: il Comune è stato consultato sul documento del 3 agosto? Ne condivide i contenuti? Pileri riferisce che molti sindaci e assessori da lui incontrati non ne sapevano nulla; e all’audizione del ministero dell’Ambiente del 23 luglio l’Anci, pur convocata, non si è presentata.

In un caso o nell’altro, Padova prenda posizione: pubblicamente, e nelle sedi Anci. Una città che ha appena mappato 400 aree da liberare dall’asfalto ha tutto il titolo, e tutto l’interesse, a chiedere che il Piano di Ripristino della Natura resti in piedi.

Sotto l’articolo pubblicato sul Mattino di Padova.

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