Consumo di suolo, Padova ora deve togliere asfalto

I dati Ispra 2024-25 sulla nostra città: 16 ettari di cantieri potenzialmente reversibili, ma nessun ripristino

Ben 20,5 ettari di suolo consumato a Padova nel 2025 sono il dato che ha stupito negativamente dopo la lettura del nuovo Rapporto sul Consumo di suolo in Italia, edizione 2026, curato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), disponibile da lunedì.

Infatti sarebbe un valore molto negativo: al netto dei ripristini, il peggiore del decennio dopo quello del 2018-19.

Fortunatamente è un dato che va scomposto: secondo Ispra 4,4 ettari sono consumo permanente e 16 consumo reversibile, quasi tutti (15,2) cantieri e aree in terra battuta. Nella cartografia Ispra in effetti spiccano quelli del tram, in particolare per la costruzione dei depositi all’ex caserma Romagnoli e a Voltabarozzo e dell’area sotto il cavalcavia di via Chiesanuova.

Tutto bene? Sì a patto che il comune di Padova accolga la sfida.

Se nel 2026 buona parte di questi cantieri tornasse suolo permeabile e verde, il bilancio dei due anni sarebbe contenuto, vicino ai 4,6 ettari del 2022-23, il valore più basso del decennio, quando negli anni ‘10 eravamo abituati a incrementi a doppia cifra.

Il problema è che da quegli anni la città di Padova eredita grandi lottizzazioni, come gli oltre 3,5 ettari del nuovo commerciale all’ex lago di Padova, deciso nel 2002 e poi parzialmente ridotto da Zanonato, che nel 2025 sono diventati cantiere.

Operazioni di ripristino non impossibili, anzi doverose.

Anche se l’attenzione va tenuta desta visto che nel 2025 Ispra riporta che a Padova gli ettari ripristinati sono stati pari a zero. Europa Verde vigilerà e farà proposte in questo senso.

Come sulla depavimentazione cui Ispra ha dedicato una nuova sezione del rapporto, intesa soprattutto come operazione di rinaturalizzazione.

Nei dati Ispra-Snpa sul potenziale di ripristino, a Padova le aree potenzialmente utilizzabili per nuovi spazi verdi urbani sono 893,2 ettari: 244 in aree prevalentemente pubbliche, 564,5 in aree prevalentemente private e 84,7 in altre aree interne al tessuto urbano. Non solo asfalto da togliere, ma anche tetti da inverdire e aree intercluse. È il terzo valore del Veneto, dopo Verona e Venezia.

Il masterplan pubblicato in questi giorni dal comune e discusso nelle consulte prevede 287 ettari di potenziali interventi, quindi in linea con quanto citato da Ispra.

La sfida riguarda quindi anche il privato, che detiene più del doppio di queste aree. Aziende e società sapranno fare la loro parte?

Secondo la coportavoce di Europa Verde Padova Maria Elena Martinez “Lo strumento della condivisione degli obiettivi per il traguardo collettivo di Padova a Zero Emissioni al 2030 è il contenitore in cui dimostrare la propria responsabilità ambientale e sociale.”

Che la depavimentazione sia una risposta di giustizia climatica, come Europa Verde sostiene da tempo, l’ha dimostrato la buona pratica di Verona, illustrata in diretta nazionale da Ispra: a marzo 2025 si sono conclusi i lavori di depavimentazione di 1,5 ettari del parcheggio a Borgo Roma al posto del quale è nato il parco 8 Marzo. La temperatura media registrata nei mesi estivi 2025 si è abbassata di 2,5 gradi, estendendo il beneficio anche ai condomini confinanti prima coinvolti in isole di calore.

Come afferma il coportavoce Davide Galati, “Consumo di suolo a saldo negativo e depavimentazioni come rinaturalizzazioni sono un impegno preciso che la nuova amministrazione che verrà eletta nel 2027 non potrà ignorare.”

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