CA’ BIANCA: UNA DISCARICA SENZA FINE

Inerteco S.r.l., la società che gestisce la discarica di Ca’ Bianca nel comune di Zevio, da decenni è al centro del dibattito ambientale del veronese per le molteplici contestazioni ambientali succedutesi negli ultimi 25 anni. Ieri sera è stato presentato l’ennesimo progetto in ampliamento.

La società, infatti, ha depositato in Regione nei primi mesi del 2026 – a urne regionali appena chiuse, e non è un dettaglio – il progetto per il “rimodellamento” e il “completamento” della discarica, con una nuova sopraelevazione dell’impianto e il completamento della baulatura esistente.

Il progetto, come denunciato da diverse associazioni ambientaliste, maschererebbe sotto la forma tecnica del “rimodellamento” quello che nei fatti equivale a un nuovo ampliamento da circa 445.000 metri cubi di rifiuti, un volume superiore a qualsiasi precedente autorizzazione concessa. A ciò si aggiunge la prevista realizzazione di un impianto di trattamento del percolato direttamente in loco, trasformando Ca’ Bianca da sito di smaltimento a polo logistico integrato dei rifiuti a lungo termine.

Nella serata, dopo un presentazione esclusivamente tecnica e quindi incomprensibile per il più, e dato per scontato l’esito favorevole della Valutazione di Impatto Ambientale, nel successivo dibattito sono emerse tutte le solite carenze valutative che ormai da decenni caratterizzano queste tipologie di presentazioni, carenti sia dal punto di vista delle analisi ambientali che dal punto di vista del paesaggio. Infatti se alzare di 9 metri la collina di rifiuti, portandola a 60 metri in un paesaggio di pianura è valutato “compatibile”, altrettanto vergognoso è omettere dalla presentazione alcun riferimento alla conclamata presenza di PFAS nella discarica esistente, criticità portata in primo piano solamente dagli interventi dei cittadini organizzati che abitano a poche decine di metri dalla discarica, e che da anni si battono per mettere la parola fine all’impianto.

Già nel 2021, all’atto dell’ultimo ampliamento autorizzato, i cittadini avevano ottenuto garanzie in questo senso dalla stessa amministrazione comunale di Zevio, la quale aveva garantito solennemente “mai più ampliamenti”. Oggi quell’impegno sembra carta straccia, e la comunità locale si ritrova a combattere ancora la medesima battaglia. Nei fatti, pur confermata la contrarietà della P.A., Inerteco ha optato per seguire il Procedimento Autorizzativo Unico Regionale per cui la sola l’autorità competente a decidere è la Regione Veneto, esautorando tutti gli altri soggetti pubblici che possono esprimere solo un parere consultivo. Un dettaglio tutt’altro che secondario, perché sposta ancora una volta a Palazzo Balbi una scelta che il territorio da anni ha fatto.

Autorizzare ulteriori conferimenti di rifiuti – in contrasto con il principio di prossimità che stabilisce che i rifiuti devono essere smaltiti nell’impianto idoneo più vicino al luogo di produzione o raccolta, riducendo al minimo gli spostamenti su strada, e il principio di provenienza che lega la responsabilità e la gestione dei rifiuti al territorio d’origine – provenienti per oltre il 95% dal territorio regionale ma fin anche da tutta l’Europa in un impianto la cui innocuità ambientale è tutt’altro che accertata rappresenta una scelta che non può essere affrontata con leggerezza.

Da anni i monitoraggi ARPAV segnalano la presenza di PFAS — sostanze perfluoroalchiliche — sia nel percolato prodotto dalla discarica sia nelle acque di falda dei piezometri di controllo a valle dell’impianto. Le concentrazioni di PFAS rilevate nel percolato sono risultate particolarmente elevate, con valori che in alcune misurazioni hanno superato il milione di nanogrammi per litro.

I periti della Procura della Repubblica di Verona, incaricati di indagare sulla questione, hanno concluso che l’origine della contaminazione da PFAS nelle acque di falda sarebbe riconducibile alla discarica stessa. La Regione Veneto ha imposto al gestore misure precauzionali — abbassamento del percolato, ampliamento della rete piezometrica, controlli mensili — ma la situazione rimane monitorata in attesa delle risultanze di una indagine della Procura tuttora soggetta al segreto istruttorio.

Come si può pensare di autorizzare un’espansione significativa di un impianto su cui pende un’indagine penale e la cui capacità di impermeabilizzazione nei confronti della falda non è stata ancora definitivamente certificata come sicura? La proposta di realizzare un impianto di trattamento del percolato in loco, anziché essere una garanzia, rischia di consolidare in modo permanente una criticità ambientale già esistente, trasformando il sito in un’infrastruttura di gestione dei rifiuti a tempo indeterminato.

La Regione Veneto ha oggi l’opportunità e la responsabilità di interrompere questo ciclo, chiudendo il PAUR e imponendo ciò che i cittadini attendono da anni: nessun nuovo conferimento, messa in sicurezza definitiva del sito, bonifica della falda, monitoraggio pubblico e trasparente. Il Comune, che ha ribadito la posizione del 2021, è chiamato a difenderla in ogni sede, senza tentennamenti dell’ultimo minuto. I cittadini di Zevio hanno già pagato il loro debito ambientale, con gli interessi.

Camilla Taddei : Coportavoce EV_ Verdi VR

Federico Guarelli: Coportavoce EV_ Verdi VR

Lorenzo Albi: Esecutivo EV_Verdi VR

Per Comunicazioni:

Lorenzo Albi 3482625066

Europa Verde Verona

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